Akeron è stata ospite di Class CNBC, con il co-CEO Manuel Vellutini intervistato da Mariavittoria Zaglio. Un’occasione per ribadire la posizione che guida l’azienda da tempo: l’intelligenza artificiale genera valore in impresa solo quando lavora dentro processi governati, sui dati che le aziende già controllano.
Deterministico e agentico, insieme
Il punto di partenza di Akeron è una distinzione netta. Il software tradizionale è deterministico: dato un input, restituisce sempre lo stesso risultato. È la fonte della verità dell’impresa, i dati, le regole, i numeri, ed è esattamente ciò che serve quando in gioco ci sono contratti, retribuzioni e clienti. L’agente AI funziona diversamente: non si limita a eseguire una regola, ma ragiona, interpreta, decide e agisce, e per sua natura non è prevedibile.
Da qui l’equivoco che Akeron intende sfatare: gli agenti non arrivano a sostituire il software tradizionale, lo rafforzano. Un agente, per operare in sicurezza, ha bisogno proprio di quel livello deterministico – dati affidabili, regole, confini entro cui muoversi. La condizione perché tutto funzioni è la governance: un mandato chiaro, limiti definiti, la tracciabilità di ogni azione e una persona che mantiene sempre la responsabilità finale di approvare.
«La governance non è un freno all’intelligenza artificiale: è l’infrastruttura che la rende affidabile.» Manuel Vellutini, co-CEO di Akeron
È su questo principio che Akeron ha costruito Akyba, l’Agent Center lanciato ad aprile 2026: agenti specializzati che lavorano dentro le piattaforme già in uso presso il cliente, dove dati e processi sono già governati. Akyba è indipendente dal modello – che si tratti di GPT o Claude – con pieno controllo su dati, policy e costi, e senza vincoli di lock-in. La tecnologia si adatta all’azienda, non il contrario.
Dove l'Italia può competere
Sul piano infrastrutturale, grandi modelli, potenza di calcolo, data center, l’Italia difficilmente può competere con chi investe miliardi da anni. Ma esiste un terreno su cui il Paese può collocarsi tra i migliori al mondo: il livello applicativo, cioè il software che porta l’AI dentro i processi aziendali reali, sui dati che le imprese già possiedono e governano. È lì che l’AI smette di essere una dimostrazione e diventa valore misurabile, ed è lì che Akeron ha scelto di investire.
Una crescita che l'AI accelera
Nella sua forma attuale Akeron nasce nel 2022, con l’ingresso degli investitori di White Bridge, e da allora cresce mediamente tra il 30 e il 40% all’anno. L’acceleratore più recente è l’AI: con il lancio di Akyba, già nel trimestre l’azienda ha iniziato a generare ricavi da software applicativo basato su agenti – una quota ancora contenuta, ma in rapida crescita. «Non è una promessa», ha affermato Vellutini a Class CNBC, «è già mercato».
Il percorso agisce su due piani. All’interno, Akeron sta diventando un’azienda AI-native, ridisegnando i propri processi a partire dallo sviluppo software. Sul prodotto, l’azienda amplia le piattaforme Vulki, Tarko e Kautha con Akyba: più valore nel software genera più domanda e più utilizzo, in un circolo che si autoalimenta. L’ambizione dichiarata è essere tra i protagonisti globali di questa nuova fase del software, con base in Italia e sguardo internazionale.







